Biblioteca Libertaria Armando Borghi

Biblioteca libertaria fondata nel 1916 a Castel Bolognese

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Duff, manuale del boia

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Il pamphlet di Charles Duff (Manuale del boia, Adelphi editore) è il testo abolizionista più feroce, spietato, efficace e divertente che mi sia mai capitato di leggere. Con la sua affilata satira lo scrittore (cattolico nord-irlandese) fa a pezzi la prosopopea e la solennità di cui si ammanta la giustizia capitale e ne mette a nudo l’essenza: quella di essere un assassinio perpetrato a sangue freddo.

Con il suo humour nero Duff ha reso un grande servigio alla causa dell’abolizione della pena di morte e, anche se da lungo tempo l’Inghilterra e il mondo civilizzato hanno abbandonato la pena capitale, il libro di Duff non ha perso nulla della sua utilità e attualità e dovrebbe essere la lettura preferita di ogni abolizionista.
Claudio Giusti

 

Introduzione

"Breve introduzione alla nobile arte dell'impiccare, con molte informazioni utili su come rompere il collo, strozzare, strangolare, asfissiare, decapitare e fulminare con la corrente elettrica; e anche dati e suggerimenti per il boia, una descrizione del metodo di uccidere del defunto signor Berry, la sua tabella operativa delle altezze di caduta; e inoltre un prontuario del boia per fare questi calcoli e certi altri argomenti di particolare interesse, incluse le grandi impiccagioni di Norimberga. Tutto molto castigato perché lo si possa leggere e tenere in tutte le famiglie”

Si può dire che i lettori delle pagine seguenti godranno di un privilegio raro, essendo questo l’unico libro nella nostra lingua, eccetto “Le mie esperienze” del defunto boia M. Berry, che fornisca un minimo di informazione sulla più antica e veneranda delle nostre grandi istituzioni nazionali: l’impiccagione. Questo manualetto è tanto più istruttivo, divertente e prezioso in quanto le sole persone fra noi che hanno accesso alla verità dei nostri strangolamenti e strozzamenti governativi sono i pubblici boia, gli sceriffi e i vicesceriffi, gli ufficiali delle prigioni, i cappellani, i funzionari del ministero degli interni e pochi altri, tutti legati al segreto su questo atto che viene compiuto in nome vostro e mio. Perciò, nel fornire le informazioni date in queste pagine, l’autore si considera un pubblico benefattore quasi altrettanto importante del pubblico boia. Il punto debole del libro sta ovviamente nel fatto che esso è frutto di studi e ricerche e non di un’esperienza pratica: l’autore non ha mai impiccato nessuno e non ha mai visto impiccare nessuno. C’è da sperare che questa lacuna non sia troppo grave ed è comunque doveroso far notare che chi conosce la forca non sempre sa scrivere e chi scrive non sempre conosce la forca, anche se qualche volta lo meriterebbe.

Sono passati circa vent’anni da quando questo “Manuale del boia” è apparso per la prima volta. Ricordo bene quella mattina di settembre del 1928, quando fu pubblicato, perché fu l’inizio di una serie di piacevoli sorprese, di cui la prima fu quando l’editore m’informò per telefono che l’intera edizione era stata esaurita entro la mattina di quello stesso giorno. Poi vennero le recensioni, colonne e colonne, anch’esse piene di sorprese. Un critico scrisse: - E’ scandaloso ... ci troviamo sottoposti a odiose provocazioni dall’indiscutibile, ma pervertito ingegno dell’autore -. Un altro qualificò il libro come “letale”.

Nel giro di sei mesi le recensioni, fu calcolato allora, raggiunsero l’equivalente di circa quattrocento colonne di giornale. Avevo fatto ciò che non avevo mai immaginato o voluto fare. Avevo trasformato la forca in un argomento di conversazione, anche se gran parte di questa conversazione era troppo delicata per i miei gusti. Sotto il titolo “Henkerfibel” quest’operetta apparve nella Germania di Weimar, ma quando Hitler arrivò al potere essa fu pubblicamente bruciata a Lipsia dai nazisti. Temo che non l’abbiano apprezzata.

Un’edizione ampliata e molto migliorata è apparsa nel 1938, giusto dieci anni dopo, e sembra logico che un’edizione ulteriormente riveduta, corretta e migliorata debba uscire adesso nel 1948. L’impiccagione infatti, continua, e continua a essere discussa. Inoltre, l’impiccagione simbolizza qualcosa, Molti avranno sentito raccontare quella vecchia storia del marinaio che naufragò sulla cosata inglese. Egli non sapeva che costa fosse, ma mentre si sforzava di raggiungere la riva, vide una forca con appeso un criminale. Il marinaio tirò un sospiro di sollievo e mormorò fra sé:
- Grazie a Dio sono arrivato in un paese civile! -