Biblioteca Libertaria Armando Borghi

Biblioteca libertaria fondata nel 1916 a Castel Bolognese

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La nostra storia (Luigi Balsamini)

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Storia della Bilbioteca Libertaria Armando Borghi
di Luigi Balsamini

Castel Bolognese: «centro di anarchici». «Fra Imola, socialista, e Faenza, repubblica-na, Castel Bolognese era centro di anarchici» , scrive A. Borghi rievocando nelle proprie memorie l'adolescenza trascorsa in questo paese di Romagna, dove era nato nel 1882 e dove, esattamente un secolo più tardi, militanti e studiosi lanciano l'iniziativa di un archivio, poi confluito in una biblioteca, intitolati a suo nome. A Castel Bolognese, dalla fine del 19. secolo all'avvento del fascismo, è presente un movimento anarchico consistente e attivo, con legami a livello sia regionale sia nazionale. In realtà gli internazionalisti castellani risultano assenti dalla Confe-renza tenutasi nel 1872 nella non lontana Rimini, incontro da cui ha origine la Fe-derazione italiana dell'Internazionale, su posizioni antiautoritarie contrarie all'in-dirizzo marxista del Consiglio generale di Londra; solo nel 1880, infatti, con un lieve ritardo rispetto ad altri centri della Romagna, anche per Castel Bolognese si hanno i primi riscontri dell'esistenza di un movimento anarchico organizzato .
La formazione del giovane Borghi deve molto alla biblioteca paterna, stipata in un vecchio armadio di fronte al quale sua nonna Lucia, devota cattolica «in co-municazione permanente con santi e sante d'ogni specie», era solita farsi il segno della croce, considerando quei ripiani «il nido del diavolo» . Domenico, padre di Armando, era passato dal mazzinianesimo al socialismo bakuninista, amico in gioventù di A. Costa, almeno fino alla svolta di questi verso la politica parlamen-tare, si manteneva piuttosto defilato all'interno del movimento anarchico. In casa aveva raccolto alcune collezioni di giornali, libri e opuscoli di propaganda politi-ca, costa a costa con la Divina Commedia e la Gerusalemme liberata, le storie di Ro-ma antica e del brigantaggio meridionale: «il mio bibliotecario rosso aveva messo in serbo là per me, suo figlio, quel tesoro. Divorai, passai e ripassai ogni cosa in quell'età in cui tutto, fino ai minimi particolari, fino alla piccola posta, si manda a memoria. Mi alzavo leggendo, mangiavo leggendo, mi addormentavo leggendo. Quello non era un armadio era la lampada di Aladino. Là dentro c'erano le Mille e una notte» . Alle letture "ereditate" si aggiungono presto le letture scelte, prima fra tutte quella del periodico «L'Agitazione» , diretto in Ancona da E. Malatesta e at-teso ogni settimana da Borghi, quindicenne, «come nonna Lucia aspettava la messa domenicale» .
Nel 1898 il giovane anarchico prende parte ai tumulti che scuotono la penisola, espressione del malessere popolare esasperato dal rincaro del prezzo del pane, che segnano per lui la necessità di allontanarsi da Castel Bolognese dove aveva ormai attirato le attenzioni della polizia. Dalla città natale, passando per Imola, si trasferisce a Bologna e qui, nel 1903, supera brillantemente la prova di iniziazione all'agorà politica, partecipando a un comizio indetto dai socialisti contro le spese militari. Introdotto da A. Costa di fronte al grande pubblico, tiene il suo primo discorso con quell'abilità oratoria che lo accompagnerà durante tutta la sua lunga militanza. Come protagonista di primo piano del movimento anarchico di lingua italiana, trascorrerà oltre vent'anni in esilio tra l'Europa e gli Stati Uniti, mante-nendo sempre un legame di affetti con la terra romagnola: «quando dico patria [scrive nelle proprie memorie] penso a 'Castel' e al suo campanile» .
Mentre Borghi va alla scoperta dell'anarchismo italiano e internazionale, una nuova generazione di militanti si affaccia, negli anni attorno alla Grande guerra, sulla scena politica di Castel Bolognese. Nel giugno 1914 molti giovani e giova-nissimi anarchici partecipano ai moti di piazza della Settimana Rossa, culminati in scontri e gravi danneggiamenti alla stazione ferroviaria, si impegnano poi nella propaganda antimilitarista e nella concreta solidarietà verso i disertori, partico-larmente presenti nelle vicine campagne imolesi. Due anni dopo, nel 1916, il gruppo animato da N. Garavini fonda una Biblioteca libertaria, ospitata a partire dall'immediato dopoguerra nei locali del neocostituito Circolo anarchico e attiva per tutto il "biennio rosso" fino all'avvento del fascismo. Era, questa, la prima se-de pubblica degli anarchici castellani, che fino ad allora avevano utilizzato come luogo di incontro e di riunione le osterie del paese .

Biblioteca libertaria e Archivio «Borghi». Le solide radici del movimento libertario di Castel Bolognese non vengono recise dalla dittatura fascista, così come non van-no perdute le tracce del primo tentativo di fondare una Biblioteca libertaria. Al contrario, a distanza di oltre mezzo secolo, nel 1973, alcuni militanti già partecipi della biblioteca di epoca prefascista, come N. Garavini, A. Lolli e G. Santandrea , affiancati dalle nuove generazioni, rilanciano un'analoga iniziativa. La nuova Bi-blioteca libertaria viene aperta a tutta la cittadinanza nei locali della Casa «A. Borghi», che fungeva anche da sede politica degli anarchici castellani. In seguito, nel gennaio 1982, militanti e studiosi libertari organizzano un Archivio «A. Bor-ghi», allo scopo di raccogliere gli scritti, editi e inediti, e tutto il materiale recupe-rabile attinente la figura dell'anarchico romagnolo. Nella prima circolare dirama-ta, dal titolo Per la raccolta delle lettere e degli scritti inediti di Armando Borghi , i promotori precisano le finalità dell'iniziativa: «si tratta di salvare dalla dispersio-ne, e spesso dalla probabile futura irreparabile distruzione, un patrimonio docu-mentario di notevole valore storico e politico, indispensabile per una corretta e il più possibile esauriente comprensione delle attività e del pensiero di una delle fi-gure che più hanno inciso nell'anarchismo italiano del nostro secolo. Illuminare adeguatamente in tutti i suoi risvolti la lunga attività militante di Borghi permet-terebbe in effetti di capire più a fondo, e ricostruire con maggiore precisione, una parte significativa della stessa storia del movimento anarchico di lingua italiana». Il nuovo Archivio si inserisce consapevolmente, arricchendolo con la propria spe-cificità, in un panorama nazionale che nei primi anni '80 vede già attivi all'interno del movimento anarchico altri istituti di conservazione e ricerca, con i quali in-tende confrontarsi e cooperare: «l'Archivio Armando Borghi intende collegarsi e mantenere rapporti organici di collaborazione e di scambio con tutti gli organi-smi che nascano da esigenze e con prospettive affini, senza alcuna pretesa di so-stituirsi ad essi o di entrare in concorrenza, rischio che viene del resto escluso dal-la stessa caratterizzazione delimitata e settoriale dell'iniziativa».
Un appello viene rivolto a tutti i possessori di scritti, lettere, fotografie o altro ma-teriale relativo al Borghi, affinché facciano pervenire quanto da loro conservato, in originale o in fotocopia, alla nascente struttura archivistica. G. Landi assume in prima persona il ruolo di referente per le donazioni e curatore dell'Archivio, af-fiancato da un qualificato Comitato di gestione, garante della correttezza scienti-fica e amministrativa dell'impresa, nelle persone di G. Berti, G. Garavini, F. Me-landri, M. Ortalli e P. Turroni . Nella circolare i promotori forniscono anche pre-cise garanzie in merito alla destinazione di tutto il materiale che, auspicabilmen-te, sarebbe pervenuto: «il Comitato si fa garante della più scrupolosa conserva-zione del materiale inviato, che verrà riordinato, catalogato e tenuto separato in fondi intestati al nome del donatore. Nel caso si verifichi in futuro l'impossibilità di proseguire nelle condizioni ottimali l'attività dell'Archivio nella sede della «Casa A. Borghi», il Comitato si riserva di cedere il materiale documentario in suo possesso a un organismo che persegua fini analoghi, a patto che vengano ga-rantite la conservazione e l'indivisibilità dell'Archivio stesso».
Già nel 1984 l'Archivio offre un notevole contributo documentario all'allestimen-to della mostra su «Il movimento anarchico a Castelbolognese», organizzata dalla locale amministrazione e dalla Biblioteca comunale «L. Dal Pane». L'occasione, d'altra parte, stimola anche la ricerca di nuovo materiale e consente l'acquisizio-ne, in riproduzione, di quanto conservato presso altri istituti. All'esposizione si accompagna un catalogo articolato in tre parti e aperto dai saggi di F. Tarozzi e G. Landi sulla storia dell'anarchismo locale; come immagine di copertina viene ripresa una fotografia ritraente il gruppo fondatore della Biblioteca libertaria del 1916 . Le prime due sezioni di questo catalogo presentano le descrizioni del ma-teriale documentario relativo all'attività del movimento anarchico castellano e a-gli anarchici P. Bassi, Borghi e G. Forbicini, nati a Castel Bolognese ma attivi in al-tre località, la terza sezione elenca 69 schede biografiche di militanti basate su in-formazioni del Casellario politico centrale.
Nel novembre 1985 viene formalmente rifondata la Biblioteca libertaria, aperta da oltre un decennio nella Casa «A. Borghi», con la costituzione di una nuova Biblio-teca libertaria «A. Borghi» nella veste giuridica di società cooperativa . Tale as-setto, legalmente riconosciuto, consente di rilevare l'immobile sito in via Ronda-nini e tutto il patrimonio documentario, in più, offre una sistemazione stabile e definitiva per l'Archivio «Borghi» che di lì a poco diventa a tutti gli effetti parte integrante della nuova Biblioteca. Il compito principale della cooperativa, come si legge nello Statuto, è individuato nel garantire «la gestione, l'incremento e l'ag-giornamento di una biblioteca contenente opere dedicate prevalentemente, anche se non esclusivamente, al pensiero e alla storiografia dei movimenti libertari. La Cooperativa potrà inoltre affiancare all'esercizio della biblioteca ogni altra inizia-tiva consona con le proprie finalità di promozione e diffusione del pensiero e del-la cultura espressi dai movimenti libertari».
In base all'art. 5, possono diventare soci cooperatori «coloro che considerano im-portante lo studio dei movimenti libertari, ad essi annettendo un positivo giudi-zio di valore ai fini dello sviluppo dell'umanità. I soci si obbligano a tenere un comportamento coerente con questo convincimento. Essi restano completamente liberi nelle proprie scelte politiche e culturali, purché onorino tale impegno e sia-no disposti alla mutua cooperazione per l'adempimento dei fini societari» .
Il Comitato di gestione dell'Archivio «Borghi» viene quindi sciolto e le sue fun-zioni sono assunte dagli organi della cooperativa. Questa, tra i soci fondatori, conta ancora gli ultimi due anziani superstiti della Biblioteca del 1916: A. Lolli, che ne è presidente fino alla morte, e G. Santandrea, entrambi scomparsi quasi centenari negli anni '90. Tale straordinaria continuità è documentata anche da al-cuni esemplari della raccolta libraria, che recano il timbro della prima Biblioteca libertaria di Castel Bolognese . Dopo alcuni lavori di ristrutturazione dei locali e dopo aver avviato le procedure informatizzate di catalogazione del materiale librario, rese possibili anche grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna, l'inaugurazione della nuova struttura si tiene nel dicembre 1988. Nell'occasione, cogliendo la ricorrenza del ventesimo anniversario della morte di Borghi, la Biblioteca organizza un conve-gno di studi sul ruolo di questo agitatore anarchico nella storia del movimento operaio italiano e internazionale . Gli atti della giornata sono stati pubblicati sul «Bollettino del Museo del Risorgimento» di Bologna , un istituto, quest'ultimo, attento da sempre, in particolare negli anni della direzione di L. Dal Pane, alle vi-cende dell'anarchismo locale e possessore di notevole documentazione al riguar-do, ampiamente utilizzata anche per l'allestimento della già citata mostra di Ca-stel Bolognese del 1984.

Libri, documenti e cimeli. Il patrimonio dell'Archivio prima, e della Biblioteca liber-taria «A. Borghi» poi, è cresciuto notevolmente negli anni, soprattutto grazie a generose donazioni determinanti anche per la sopravvivenza economica della struttura. Una menzione particolare spetta a N. Garavini, A. Mazzocchi di Forlì e P. Turroni di Cesena, tre anarchici romagnoli senza il cui contributo, scrive Landi, «l'iniziativa non avrebbe avuto neppure la possibilità di muovere i primi passi» . A Garavini, ad esempio, si devono le raccolte complete di alcune tra le principali riviste anarchiche della prima metà del Novecento, come «Il Pensiero», «Volon-tà», «Pagine libertarie», «Pensiero e volontà», «Studi sociali» e altro materiale che oggi costituisce un fondo a lui intitolato.
Buona parte della documentazione attualmente posseduta è giunta a Castel Bo-lognese dagli ambienti dell'emigrazione italiana all'estero, in particolare con le donazioni provenienti da A. Bortolotti (Canada), C. Poggi (Stati Uniti), Luce Fab-bri (Uruguay), M. Corsentino (Gran Bretagna) e da molti altri amici e compagni di Borghi, compresa Catina Ciullo (all'anagrafe Caterina D'Amico), sua ultima compagna di vita. Diverso materiale è stato reperito presso alcuni istituti di con-servazione italiani ed esteri e acquisito in fotocopia, tra questo anche tutte le carte ottenute tramite una politica di scambi con l'IISG di Amsterdam, istituto proprie-tario di un notevole fondo «A. Borghi», pianificata in due successivi viaggi di G. Landi in Olanda, nel 1988 e 1989, e condotta a termine con l'intermediazione di R. de Jong. Altri documenti, infine, sono giunti da parte di ricercatori e studiosi qua-li L. Arbizzani, L. Bergonzini, E. Falco e, immancabilmente, Masini, al quale si deve il deposito del voluminoso carteggio, in originale, intercorso tra Borghi e W. Toscanini, figlio del celebre direttore d'orchestra, che lo storico dell'anarchismo aveva ricevuto in dono da alcuni militanti italo-americani. Borghi aveva cono-sciuto Arturo e Walter Toscanini, tramite Salvemini, nel 1941. Tutti costoro, irri-ducibili avversari della dittatura fascista, avevano abbandonato l'Italia e si trova-vano in quel frangente a New York. Due anni più tardi, l'amicizia tra Borghi e A. Toscanini, che aveva anche sottoscritto un abbonamento a «L'Adunata dei Refrat-tari», sfocia in uno stretto rapporto di collaborazione intorno all'inno L'Interna-zionale: Borghi si dedica a delle ricerche per ricostruire l'origine storica e la corret-ta attribuzione di testo e musica , mentre il Maestro esegue l'inno con l'orchestra della NBC il 7 novembre 1943, anniversario della Rivoluzione russa, suscitando grande scalpore in tutto il mondo, e un mese più tardi lo include in una rivisita-zione dell'«Inno delle Nazioni» di Verdi . Lo scambio epistolare tra Borghi e W. Toscanini, iniziato negli anni '40, riprende con maggiore intensità intorno alla metà degli anni '60, nel momento in cui l'anarchico romagnolo e lo studioso L. Bergonzini intraprendono una ricerca sui retroscena e sulle conseguenze dell'ag-gressione subita dal Maestro, da parte di alcuni fascisti bolognesi, sulla soglia del Teatro Comunale il 14 maggio 1931. Quel giorno A. Toscanini avrebbe dovuto di-rigere un concerto commemorativo del grande compositore e direttore d'orche-stra G. Martucci, ma il suo rifiuto di aprire la serata con le note della «Marcia Reale» e di «Giovinezza» aveva suscitato l'ira delle camicie nere, culminata con un sonoro schiaffo al Maestro. Da quel momento in poi, fino alla caduta del re-gime fascista e della monarchia, i teatri d'Italia non rivedranno più Toscanini, che tornerà a esibirsi solo nel 1946, alla Scala di Milano. In ogni caso, con la morte di Borghi nel 1968, seguita da quella di Walter nel 1971, il progetto di ricerca storica viene momentaneamente a cadere, per essere in seguito ripreso autonomamente da Bergonzini: lo studioso riesce a pubblicare nel 1991, per Il Mulino, Lo schiaffo a Toscanini, avvalendosi della documentazione nel frattempo raccolta presso la Bi-blioteca libertaria di Castel Bolognese, dei fascicoli della Divisione polizia politica e della Segreteria particolare di Mussolini (Archivio centrale dello Stato) .
Il fondo più consistente, di notevole interesse, conservato nella Biblioteca liberta-ria è quello ricevuto in deposito ventennale dal Centro studi dell'abitare «Oikos» di Bologna, contenente il materiale librario e archivistico appartenuto all'urbani-sta anarchico C. Doglio: si tratta di circa 3.600 volumi e 3.800 fascicoli di periodici, oltre a numerosi faldoni d'archivio. Il fondo, di prossima catalogazione e inventa-riazione, è arrivato stipato in centocinquanta scatole e oggi occupa le scaffalature di quasi un'intera stanza; l'emeroteca, della quale si possiedono gli originali sche-doni, ha ricevuto una prima sistemazione ed è agevolmente consultabile. La Biblioteca libertaria conserva inoltre un insolito cimelio: il paio di manette che avevano stretto i polsi di Borghi nell'ottobre 1905. Questi, trovandosi di passag-gio a Castel Bolognese, era stato arrestato insieme a una decina di persone al ter-mine di una conferenza del repubblicano P. Gualtieri, sciolta d'autorità dalla po-lizia. Durante la traduzione lungo la via Emilia verso il carcere di Faenza, su una carrozza a cavallo in compagnia dell'oratore Gualtieri e degli anarchici castellani A. e R. Cavallazzi, Borghi riesce a togliere i ferri, il cui lucchetto era stato malde-stramente chiuso, e a darsi alla fuga, presto seguito dagli altri arrestati. Egli stesso racconta l'episodio, in chiave romanzata, nelle proprie memorie: «in caserma mi ero accorto che il lucchetto delle mie manette non era stato chiuso: le manette (al-lora) serravano i due polsi sovrapposti entro un ferro a "U", con sopra un'asta tra-sversale, che per mezzo di una vite si faceva alzare o abbassare per stringere o al-largare i polsi. Al dispora v'era il lucchetto per chiudere l'asta. Se l'arco del luc-chetto non veniva premuto nella direzione giusta, la chiusura non si effettuava, e la mano di un'altra persona poteva liberare l'ammanettato. Liberate le mani, an-che l'anello che fermava al braccio la catena, che unisce i carcerati tra loro, era a-perto. | Eravamo in cinque nella vettura. [...] Io feci capire a Cavallazzi il giovane [Arnaldo], che il lucchetto delle mie manette era aperto. Egli tolse il lucchetto, gi-rò la vite e le mie mani furono libere. Potevamo aver percorso due miglia dalla partenza. Da quello scoiattolo che ero, spiccai il salto e... fuori! Rotolai, mi rialzai, e via per i campi. Dietro di me grida, spari e cani abbaianti per tutta la campagna. [...] | Le manette e le catene da allora in poi fecero bella mostra di sé al circolo anarchico di Castel Bolognese, appese al muro, come in un museo» . Un altro interessante manufatto conservato in Biblioteca è il ritratto a olio raffigu-rante la scrittrice e militante anarchica V. D'Andrea, compagna di Borghi dal 1917 fino alla morte nel 1933, dipinto a Parigi dall'artista F. Vezzani. Il quadro era stato donato dallo stesso Borghi, negli anni '60, alla Casa «Malatesta» di Ancona ; nel 1989, dopo un attento restauro, L. Farinelli e gli anarchici anconetani hanno deci-so di affidarlo alla biblioteca-archivio di Castel Bolognese.

I convegni e la nuova sede. Per quanto riguarda le attività di promozione culturale, a cavallo tra anni '80 e '90 la Biblioteca collabora con il Centro studi «La Rete» di Bologna nell'organizzare cicli di seminari e convegni finalizzati a suscitare rifles-sione e dibattito intorno ad alcune tematiche (il sindacalismo, l'urbanistica, la pe-dagogia etc.) affrontate nell'ottica del pensiero libertario . In seguito, in collabo-razione con l'Associazione «Arti e Pensieri», sempre di Bologna, i curatori della Biblioteca «Borghi» hanno contribuito alla riscoperta di due intellettuali interpreti del socialismo libertario, a lungo e ingiustamente trascurati dalla cultura italiana. Due intense giornate di studio, la prima nel 1993, l'altra nel 2000, sono state dedi-cate all'approfondimento di vita e pensiero di, rispettivamente, A. Caffi (1886-1955) e F. S. Merlino (1856-1930), entrambi teorici di indiscusso spessore, socialisti critici del marxismo dalla forte impronta proudhoniana.
Il primo convegno si è svolto nell'elegante cornice della Sala dei Notai di Bolo-gna , l'altro, tenuto a Imola, non risulta ufficialmente promosso dalla Biblioteca libertaria, che pur ha notevolmente contribuito alla sua organizzazione . Al tavo-lo dei relatori, in questa giornata merliniana, prende posto anche G. Landi con una comunicazione relativa ad A. Venturini, discepolo e attento studioso di F. S. Merlino con il quale condivide un'analoga parabola politica: dall'iniziale adesione all'anarchismo al passaggio verso il socialismo libertario . Venturini, morto nel 1995, ha lasciato alla Biblioteca «Borghi» l'archivio personale e la parte di saggi-stica della propria raccolta libraria . Il fondo documentario comprende, oltre ad alcuni manoscritti di Merlino, lettere scambiate con importanti protagonisti della cultura italiana novecentesca, tra cui Croce, Einaudi, Salvemini, Gobetti, Spadoli-ni e altri. Tra i libri, circa un migliaio in tutto, si segnalano due interessanti nuclei di opere di e su Mazzini e Tolstoj , insieme a buona parte della produzione del filosofo Martinetti , tra i pochi professori a non prestare giuramento al fascismo, assertore come Venturini di una religiosità basata sulla forza della ragione senza dogmi teologici e senza misticismo. Dopo oltre trent'anni di attività la Biblioteca libertaria «A. Borghi» ha oggi una nuova sede, ricevuta in dono alla morte di A. Lolli e inaugurata il 25 novembre 2006. La struttura a due piani, molto più spaziosa della precedente, è situata in un edificio antico e adeguatamente ristrutturato con ingresso sotto i portici di via Emilia, nel centro storico di Castel Bolognese . Curatore dell'istituto è tuttora G. Landi, affiancato da A. Bruni e da altri soci della cooperativa, mentre presidente della stessa è G. Garavini, appartenente a una delle tipiche "famiglie anarchiche" castellane, nipote dell'oste Pietro, detto «Piràt», e figlia di N. Garavini ed E. Neri. I rapporti verso le istituzioni locali sono regolati da una convenzione siglata con il Comune di Castel Bolognese, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2020, che dovrebbe offrire certezze per la continuità dell'intervento pubblico a favore dell'i-stituto, riconosciuto «di rilevanza culturale sul territorio comunale per i fondi bi-bliografici e archivistici in esso conservati» . In base all'accordo la Biblioteca li-bertaria assume gli impegni di garantire accessibilità e gratuità dei servizi, di as-sicurare la continuità nel proprio ambito di specializzazione coordinando gli ac-quisti con la biblioteca comunale, di presentare rendiconto annuale dei finanzia-menti ricevuti e di conformare le proprie attività al raggiungimento degli obietti-vi di qualità e cooperazione bibliotecaria previsti dalla Legge regionale 18/2000 .
La Biblioteca è al momento aperta per dodici ore settimanali, il suo patrimonio documentario conta circa 6.000 monografie, 500 testate di periodici, vario mate-riale sonoro e audiovisivo e una decina di fondi archivistici . Censita nel Catalogo delle biblioteche d'Italia curato dall'ICCU, è recentemente entrata a far parte del Polo SBN romagnolo e del Catalogo italiano dei periodici ACNP, dove ha river-sato buona parte dei propri titoli.